Ansia anticipatoria

di Pietro Spagnulo

In realtà tutti i fenomeni di ansia sono, per definizione, anticipatori. L'ansia è, infatti, la manifestazione della previsione di pericolo. Tuttavia, il termine ansia anticipatoria risulta piuttosto utile per descrivere una condizione caratteristica del Disturbo di Panico in cui si manifesta ansia alla sola idea di dover affrontare in un futuro più o meno lontano alcune situazioni temute (viaggi, guida, allontanamenti da casa, rimanere da soli, etc.).L'ansia anticipatoria assume in questi casi una grande importanza perché è alla base dell'evitamento, cioè della tendenza a sfuggire le situazioni temute che, se pronunciata, comporta una marcata limitazione della propria vita sociale e lavorativa.Ad esempio, all'idea di dover affrontare un viaggio, l'ansia anticipatoria può essere vissuta come intollerabile e indurre dunque la persona a inventarsi una malattia o un impedimento.In seguito, più si è tentati dalla rinuncia più si accarezza l'idea di non sentire più l'ansia. Ma la rinuncia determina poi profonda insoddisfazione, caduta dell'autostima e, a volte, depressione. Inoltre, l'abitudine a rinunciare per provare sollievo dall'ansia comporta la cronicizzazione della risposta ansiosa che viene percepita come un nemico ineluttabile.Per riassumere si può dunque dire che l'ansia anticipatoria è alla base dell'evitamento, ma non è una condizione sufficiente.È possibile infatti decidere di affrontare le situazioni temute, cioè di non evitarle nonostante l'ansia anticipatoria.Nell'ambito della psicoterapia cognitivo comportamentale, la decisione di non evitare le situazioni temute viene chiamata esposizione ed è una componente importante del trattamento, insieme alla ristrutturazione cognitiva e alle tecniche di gestione dell'ansia.   Con la più recente psicoterapia cognitivo comportamentale di terza generazione si lavora per evidenziare il comportamento conseguente all'ansia anticipatoria (si rinuncia frequentemente a fare ciò che si teme? Cosa accade quando si rinuncia? Cosa accade quando non si rinuncia?) e per esplorare in dettaglio i pensieri collegati all'ansia e le sensazioni (cosa precisamente si teme? cosa si avverte fisicamente?). Lo scopo è di promuovere un cambiamento radicale di prospettiva in cui l'ansia e le sensazioni fisiche vengano distinte dal catastrofismo immaginario.L'allenamento a riconoscere i pensieri dell'ansia e ad accogliere ed esplorare le sensazioni fisiche si chiama defusione ed è uno degli obiettivi piiù importanti degli approcci più avanzati di psicoterapia. Lo scopo è di non sottrarsi ai propri impegni e apprendere a tollerare l'ansia.

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