Ansia anticipatoria

di Pietro Spagnulo

L'ansia è, per definizione, l'anticipazione di un pericolo, e quindi ogni condizione di ansia è, in qualche modo, anticipatoria.
il termine ansia anticipatoria viene però utilizzato soprattutto per descrivere una condizione caratteristica del Disturbo di Panico e della Fobia Sociale in cui si manifesta ansia alla sola idea di dover affrontare in un futuro più o meno lontano alcune situazioni temute (viaggi, guida, allontanamenti da casa, rimanere da soli, parlare in pubblico, esporsi al giudizio degli altri, etc.).
Per comprendere l'ansia anticipatoria, e anche il modo di superarla, bisogna tener conto del fatto che il meccanismo di allarme è primitivo: il nostro corpo reagisce all'idea del pericolo come se si trattasse di un pericolo alla nostra sopravvivenza, esattamente come accade per gli animali che sono minacciati da un predatore, o come accadeva ai nostri antenati, e come purtroppo a volte accade tutt'ora, quando siamo esposti a minacce fisiche di qualche genere.
Qualsiasi sia la fonte di allarme, la reazione del corpo è la preparazione all'attacco o alla fuga, come se ci fosse un predatore o un nemico che ci minaccia. Il cuore batte più in fretta e il respiro si fa più intenso per portare più ossigeno ai muscoli, assumiamo inconsapevolmente una postura di difesa, e la muscolatura degli arti si tende come se si dovesse essere pronti a correre o a lottare. Anche il cervello si prepara ad una situazione di attacco o fuga restringendo il campo di attenzione ai segnali di pericolo e eliminando ogni interferenza che riguardi occupazioni pacifiche come alimentarsi, lavorare, riposarsi, giocare, etc.
Si tratta dunque di una risposta ancestrale dell'organismo che si prepara ad una situazione di emergenza in cui bisogna lottare o fuggire, anche se anticipiamo con la mente delle situazioni che non hanno nulla a che fare con l'assalto di predatori o nemici.
Si può quindi comprendere la trappola mentale in cui cade chi soffre di panico o di fobia sociale: se l'anticipazione del pericolo è la stessa idea di stare in ansia (come quando si teme di avere un attacco di panico) o di mostrare segni di ansia davanti agli altri (come arrossire, tremare, bloccarsi), si finisce per attivare la reazione di allarme all'idea di stare in allarme!
È la nota paura della paura che è alla base del meccanismo del panico e della fobia sociale.
La conseguenza più negativa dell'ansia anticipatoria è la tendenza a rinunciare a fare le cose importanti per la propria vita, come viaggiare, allontanarsi dalle situazioni considerate "sicure", esporsi davanti agli altri, e così via.
Questa condizione si chiama evitamento e, alla lunga, produce riduzione dell'autostima o sintomi depressivi che si aggiungono al problema originario.
Contrariamente a ciò che si pensa comunemente, l'obiettivo di una terapia efficace non è di eliminare l'ansia dalla propria vita (obiettivo impossibile, in quanto l'ansia, come abbiamo visto, è una reazione ancestrale e fisiologica), ma di ridimensionare la paura di stare in ansia, la possibilità di poter sperimentare la reazione di allarme per quella che è, imparando a governarla, senza esserne terrorizzati.
Si guarisce dal panico e dalla fobia sociale solo se si apprende a stare in ansia, esattamente come tutti gli esseri umani, senza attivare il circolo vizioso di ansia che alimenta ansia fino a sfociare in veri e propri attacchi di panico.
Un buon trattamento di queste condizioni prevede fondamentalmente tre cose:
1. apprendere a governare l'ansia, in altri termini a calmarsi, con delle semplici tecniche di attenzione al respiro.
2. riconoscere e superare i pensieri catastrofici che si attivano quando si è in ansia (paura di morire, di avere un malore, di svenire, di perdere il controllo, di impazzire, di fare qualcosa di estremamente imbarazzante davanti agli altri).
3. esporsi alle situazioni temute, invece di evitarle.
La terapia che più di ogni altra ha dato risultati molto positivi in tal senso è la psicoterapia cognitivo comportamentale soprattutto nella sua versione più recente detta psicoterapia cognitivo comportamentale di terza generazione grazie alla quale ci si esercita a distinguere in modo sistematico tra le sensazioni fisiche dell'ansia (assolutamente innocue) e l'immaginazione che le fa percepire come catastrofiche. L'allenamento a discriminare tra i pensieri dell'ansia e le sensazioni fisiche si chiama defusione ed è l'obiettivo primario degli approcci più avanzati di psicoterapia.

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Intervento di gruppo basato sulla terapia cognitivo comportamentale di terza generazione e la mindfulness per il trattamento del Disturbo di Panico, tenuto da Pietro Spagnulo.
Qualsiasi sia la causa originaria, chi soffre di Disturbo di Panico finisce per essere vittima di una caratteristica trappola mentale in cui la paura di avere attacchi di panico e l'ansia anticipatoria non fanno altro che alimentare il problema creando ansia alla sola idea di avere ansia.