Autostima

Dal capitolo "Che cos'è l'autostima" estratto dal libro Le chiavi dell'autostima di Annalaura Boldorini e Pietro Spagnulo

Il termine "autostima" contende con i termini "ansia" e "depressione" il primato dell'uso comune in campo psicologico.Non c'è essere umano che non abbia citato qualche volta la sua propria autostima o quella degli altri.Quante volte abbiamo detto o sentito dire che qualcuno ha "scarsa autostima"?Quanti libri e corsi ci sono in giro che promettono di aumentare l'autostima?

Ebbene, il termine "autostima", per quanto apparentemente ovvio, può avere molti significati, e può riferirsi ad un gran numero di differenti aspetti di se stessi e a tanti differenti problemi.
Molti pensano che l'autostima sia come una specie di organo che può essere poco o molto sviluppato. E quindi si ritiene comunemente che ci siano persone che ne sono poco dotate e persone che ne sono più dotate, oppure che ci si possa allenare, più o meno come ci si allena in palestra, ad aumentare la massa muscolare dell’autostima.
Ma le cose non stanno così. L’autostima non è grande o piccola, non vi sono problemi di scarsa autostima o problemi di eccesso di autostima.
L’autostima può essere sana o distorta.
Quando l’autostima è sana, le persone sono in pace con se stesse e con gli altri. Non si sentono continuamente sopraffatte, né, all’opposto, tentano continuamente di sopraffare. Si assumono la responsabilità delle proprie scelte e sono realiste e, al tempo stesso, fiduciose nelle proprie possibilità. Si mettono in gioco volentieri se si tratta di impegni compatibili con i propri valori ed i propri obiettivi. Accettano le proprie emozioni come una componente fondamentale della vita e sono determinate a modificare quegli aspetti della realtà che possono essere modificati.
Se invece l’autostima è distorta, si verificano due possibili atteggiamenti:

     
  1. Atteggiamento rinunciatario
    L’atteggiamento rinunciatario è molto diffuso, ed è quello che dà l’idea che ci si trovi di fronte a "scarsa" autostima. Molte persone che soffrono di questo problema sembrano non volersi bene, sembrano non stimarsi abbastanza. Ogni piccolo impegno sembra un problema insormontabile e gli altri vengono considerati sempre più bravi, più sicuri, più capaci, più fortunati.
    La distorsione consiste nel fatto che l’atteggiamento esteriore è docile e remissivo, ma interiormente le persone rinunciatarie sono terribilmente arrabbiate con gli altri e con il mondo.
  2.  

  3. Atteggiamento competitivo
    L’atteggiamento competitivo consiste in un esteriore eccesso di sicurezza che sconfina con l’arroganza e con il disprezzo degli altri. L’atteggiamento competitivo ha la funzione di dimostrare a se stessi e agli altri di essere validi, capaci, autorevoli, potenti, intelligenti, ma la dimostrazione non è mai definitiva ed i sentimenti di insicurezza sono sempre a portata di mano. Inoltre, l’atteggiamento competitivo produce due effetti molto negativi. Il primo effetto è che gli altri tendono a sviluppare sentimenti negativi verso chi ha questo problema perché si sentono svalutati, disprezzati, non ascoltati, e quindi spesso si sentono a disagio e fondamentalmente arrabbiati con la persona competitiva. Il secondo effetto negativo è che nel tentare di dare costantemente dimostrazioni del proprio valore, queste persone spesso non si godono gli aspetti belli della vita. Ad esempio, se mangio una mela per dimostrare qualcosa, perdo il sapore della mela.

In entrambi i casi, come possiamo vedere, l’autostima non è semplicemente aumentata o diminuita, ma profondamente distorta. Nel caso dell’atteggiamento rinunciatario, la distorsione consiste nella passività rabbiosa, invece, nel caso dell’atteggiamento competitivo, la distorsione consiste nell’aggressività insicura. Molte persone, infatti, sembrano passare da un atteggiamento rinunciatario ad un atteggiamento competitivo e viceversa, a seconda delle circostanze e del contesto.
Per questa ragione, molti libri sull’autostima e molti corsi professionali si occupano di autostima insegnando innanzitutto a non essere inutilmente aggressivi o passivi, in altri termini, insegnano ad essere assertivi.

Oltre a lavorare sull'assertività vi sono altri aspetti che meritano attenzione se si vuole modificare in meglio la propria autostima. È importante apprendere ad accogliere le proprie emozioni, da un lato, e mettersi in gioco, non rinunciare, dall'altro.

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