Che cos'è la defusione

di Pietro Spagnulo
Il termine defusione (dall'inglese defusion) significa sottrarsi all'influenza del linguaggio ed esplorare un evento nella sua semplice realtà percettiva/sensoriale.
Se, ad esempio, dico la parola "latte" è molto probabile che vengano evocate immagini e sensazioni legate al ben noto alimento, come il suo colore, il sapore, etc.
La defusione consiste nell'ascoltare il suono emesso quando si pronuncia "l a t t e" così come viene percepito come una sequenza di suoni, indipendentemente dal significato che attribuiamo alla parola.
Finché dovesse trattarsi di questo tipo di giochini linguistici, la defusione avrebbe solo un'importanza accademica, ma cosa dire quando siamo coinvolti o addirittura soggiogati dai significati che assumono determinati eventi? Quando perdiamo il rapporto con la loro semplice realtà percettiva?
Se, ad esempio, un giovane studente si sente paralizzato e incapace di esprimersi quando va a fare gli esami, è molto probabile che le sue difficoltà siano connesse con la condizione simbolica di essere al cospetto di superiori/adulti che giudicano il comportamento di un bambino, e non con il compito di parlare di ciò che ha studiato.
In questo caso, la defusione consiste nel sottrarsi all'influenza del significato simbolico della situazione e quindi conquistare la libertà di esprimermi al meglio.
Alla base della defusione vi è l'idea che noi possiamo essere
consapevoli della esperienza simbolica senza esserne soggiogati. Non si
tratta di scacciare pensieri, o sopprimerli o distrarsi, ma di avere una
consapevolezza "libera" della propria esperienza.
Per meglio comprendere il concetto, prova a immaginare una sedia.
Prova a immaginarne tutti gli aspetti, la forma, i colori, la consistenza.
Bene, puoi sederti su quella sedia?
No!
Per quanto tu l'abbia vividamente immaginata non appartiene al mondo della realtà, ma a quello dell'immaginazione.
Ebbene, quando siamo sopraffatti dai significati delle cose, siamo sopraffatti dall'immaginazione legata a quei significati.
La defusione consiste nel tornare con i piedi per terra e distinguere il mondo dell'immaginazione da quello della realtà.
Esistono numerosi esercizi che vengono impiegati in terapia cognitivo comportamentale di terza generazione per "defondersi" da certe situazioni che suscitano intenso disagio, come l'agorafobia, la claustrofobia, la fobia sociale, e svariati problemi di autostima.
La stessa pratica della mindfulness
è una forma di defusione in quanto ci si allena a riconoscere i
pensieri in quanto tali e a tornare con l'attenzione all'esperienza
percettiva.
Ecco un breve e semplice esercizio:
Quando ti senti in difficoltà, prova a portare l'attenzione sul respiro e quando emerge un pensiero ripeti a te stesso: "sto pensando che: " e a questo punto aggiungi il tuo pensiero.
Torna poi con l'ettenzione al respiro. Ripeti questa operazione per ogni pensiero che emerge.
Gran parte del disagio non dipende dai pensieri che abbiamo, ma dal confonderli con la realtà.
Questo esercizio, come tutti gli esercizi di defusione, serve a comprendere profondamente la differenza tra mondo dell'immaginazione e mondo della realtà.

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