Comportamenti automatici e scelte consapevoli

di Pietro Spagnulo

Una delle metafore più calzanti adoperate lavorando con la mindfulness è quella del pilota automatico.

Introdotto da Jon Kabat-Zinn con il protocollo MBSR, il concetto di pilota automatico non è altro che un comportamento anche complesso che viene eseguito in modo non consapevole, "pensando ad altro".

In se stesso, il pilota automatico non è una patologia.

La guida dell'automobile, ad esempio, è un tipico comportamento automatizzato e nessuno se ne lamenta.

Ma cosa accade se, invece, viene automatizzato un comportamento inutile, controproducente, o addirittura distruttivo?

Nel lavoro con la mindfulness e con la psicoterapia cognitivo comportamentale di terza generazione si assume che qualsiasi comportamento considerato psicopatologico abbia una componente di pilota automatico.

Uno degli effetti della pratica costante della mindfulness è una maggiore consapevolezza dei propri pensieri e delle proprie emozioni. E dunque anche dell'impulso ad eseguire un comportamento automatico. La conseguenza più evidente di questa consapevolezza è la possibilità di innestare uno spazio tra l'impulso e l'azione, per cui gradualmente i comportamenti sono scelti più consapevolemente ed aumenta la tolleranza alle emozioni sgradevoli che attivano l'impulso.

Non so bene quanto si possano comprendere queste cose dette così.

Ma so di certo che anche con un po' di pratica la comprensione è piena.

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