Quando il gioco si fa duro

di Pietro Spagnulo
Non c'è essere umano al mondo a cui le cose vadano sempre lisce.
Capita a tutti di avere problemi, anche seri, con cui bisogna fare i conti. Problemi di salute, problemi di rapporti con le persone, problemi economici e difficoltà di ogni genere possono rendere la vita davvero dura e difficile.
Non mi illudo di fornire una chiave per risolvere tutto. Sarebbe insensato. Ma posso suggerire due passi fondamentali senza i quali ogni sforzo è vano.
Il primo passo per affrontare queste situazioni è di accettarne la sofferenza inevitabile.
Di converso, l'errore peggiore che possiamo fare è di rifiutare o tentare di sfuggire la sofferenza inevitabile. È noto l'antico racconto buddista del doppio dardo che recita più o meno così: se si è colpiti da un dardo, il dolore della ferita è inevitabile, ma si può evitare il secondo dardo che infliggiamo a noi stessi quando iniziamo a recriminare contro gli altri, contro il fato o contro noi stessi per il colpo subito.
Sa questo racconto si capisce che accettare la sofferenza non vuol dire rassegnarsi alla sofferenza. Vuol dire solo distinguere la sofferenza inevitabile da quella che ci auto-provochiamo.
Il secondo passo è fare ciò che riteniamo appropriato in ciascuna situazione.
Può sembrare ovvio, ma non sempre le cose stanno in questo modo.
Spesso le azioni non sono dettate da proponimenti positivi e costruttivi, ma da automatismi che creano solo temporaneo sollievo.
Le nostre scelte hanno un grande valore, e spesso siamo molto più liberi di scegliere nella direzione migliore per noi e per gli altri, di quanto pensiamo di essere.
Nella mia esperienza, la pratica della mindfulness contribuisce non poco a sviluppare gli atteggiamenti fondamentali: l'accettazione della sofferenza, e l'azione positiva.
Meditiamo, gente, meditiamo.

Il self-help basato sulla mindfulness
e la terapia cognitivo comportamentale di terza generazione

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