Quando scappa la pipì

di Andreas B. Longstwell

Chi avrebbe potuto mai immaginare che l'urgenza di urinare può diventare un'interessantissima esperienza meditativa?
Da una discussione-intervista con il Dott. Pietro Spagnulo scopro che è così, si può fare la meditazione della pipì, e in questo modo si può anche evitare di farsela addosso.
Ecco come funziona: quando si sente l'urgenza di andare in bagno, invece di cedere all'impulso e scappare con i piedi e con il cervello verso un bagno, si può invece rallentare e portare tutta l'attenzione sulle sensazioni di questa urgenza. Sulle sensazioni, ripeto, non sulle immagini di noi in bagno che finalmente ci liberiamo. Se lasciamo che la mente venga guidata automaticamente dal senso di urgenza, questa ci porterà ad immaginare di fare la pipì e a rendere dunque tutto ancora più urgente e complicato (e se il bagno non si trova subito?).
Quando invece l'attenzione è sulle sensazioni avviene qualcosa di davvero interessante.
Tutta l'urgenza sembra svanire in un momento. È come se le sensazioni di cui ora siamo consapevoli non fossero così disperate.
Dunque, portare tutta l'attenzione alle sensazioni dell'area urinaria, che siano o meno fastidiose, non importa. Ciò che conta è che noi siamo consapevoli delle sensazioni, momento dopo momento, esattamente così come sono nel momento in cui sono. Nulla di più.
Eventualmente possiamo lasciare che il respiro ci aiuti ad accogliere queste sensazioni, come un abbraccio che apre in modo benevolente alla propria esperienza, senza rifiutarla, senza scappare.
E così, per un po' si può andare avanti, e cercare, con molta calma, un bagno.
Questa cosa, scopro, si chiama mindfulness. Ed è un tipo di meditazione che può applicarsi a qualsiasi esperienza della vita.
Ebbene ci ho provato, è davvero un'esperienza mistica o una rivoluzione copernicana. Dipende dalla chiave che interessa di più, se quella spirituale o quella scientifica.
Fatto sta che ciò fino a qualche secondo prima sembrava essere un allarme di massima urgenza, qualche secondo dopo dona invece solo una grande, profonda, consapevole calma.

Il self-help basato sulla mindfulness
e la terapia cognitivo comportamentale di terza generazione

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