Timidezza e fobia sociale

dal primo capitolo di Liberi dalla timidezza e dalla fobia sociale di Pietro Spagnulo

Con una prima approssimazione, possiamo dire che la timidezza non è considerata una malattia, ma un atteggiamento, uno stile personale. Invece, la fobia sociale è una timidezza spinta all'estremo collegata a seri malfunzionamenti sociali. Però, per essere più precisi, il concetto di timidezza non è un concetto tecnico o psicopatologico, ma una parola comune, e come tale può indicare una grande       varietà di situazioni a volte molto diverse tra di loro. Fobia Sociale è invece un termine tecnico che designa una specifica condizione psicopatologica seguendo dei criteri diagnostici piuttosto precisi. Per questa ragione non ha molto senso fare delle distinzioni tecniche tra un termine artificiale ed uno della lingua naturale.          

Ad ogni buon conto, dal momento che le manifestazioni che sono comunemente descritte come forme di timidezza possiedono delle caratteristiche comuni con la fobia sociale, non andiamo molto lontani dal vero se affermiamo che la timidezza è una variante più leggera della fobia sociale.

Diagnosi di Fobia Sociale

                       
  • Paura di trovarsi in situazioni in cui si è potenzialmente esposti al  giudizio degli altri. La paura è di avere comportamenti inappropriati, oppure manifestazioni di ansia che potrebbero creare imbarazzo o umiliazione.
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  • Quando si verificano queste situazioni si manifesta quasi invariabilmente ansia.
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  • Per non trovarsi in queste situazioni, la persona evita il più possibile tutti i posti e le circostanze in cui potrebbe esporsi all'osservazione o all'attenzione degli altri.
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Dunque cosa accomuna la timidezza e la fobia sociale?

La paura di esporsi davanti agli altri. Parlare in pubblico, o persino in piccoli gruppi, esprimere la propria opinione davanti a più persone, proporsi, chiedere, raccontare. Insomma, dichiarare davanti agli altri di essere una persona con le proprie esigenze, i propri bisogni, le proprie idee. Non che la persona timida non lo sappia. È ben consapevole delle proprie idee e dei propri valori ed obiettivi. Solo che ha paura di dichiararlo agli altri.

La sensazione costante è di essere scrutati e scoperti dagli altri.           

Il sentimento di vergogna, di umiliazione, di ridicolo aleggia costantemente nell'aria e tutto quel che accade viene esaminato con lo scopo di evitarlo a tutti i costi.

La conseguenza più evidente e dannosa della paura di provare questo sentimento è l'evitamento, cioè la fuga sistematica da tutte le situazioni in cui vi sia il rischio di esporsi e quindi di far "scoprire" il proprio handicap.

Le situazioni che sono tipicamente evitate sono parlare in pubblico o persino parlare in piccoli gruppi di persone, esprimere le proprie idee agli altri, essere in qualche modo al centro dell'attenzione mentre si sta facendo qualcosa, a volte persino firmare un  documento davanti ad altre persone. E non è necessario immaginare di fare una conferenza. Per creare disagio a volte è sufficiente l'idea che, in gruppo, ci si senta rivolta la parola o vengano poste delle domande. In tal caso, la persona può addirittura evitare di trovarsi in gruppo, proprio per non trovarsi in una eventualità del genere.

Dunque il segno più evidente della fobia sociale è l'evitamento di molte situazioni sociali che implicano l'esposizione agli altri.

Quando queste situazioni non sono evitabili, in genere emerge un intenso stato di ansia.

I pensieri che accompagnano l'ansia riguardano in genere il terrore di apparire ridicoli, inadeguati, incapaci, fragili, deboli, infantili, insignificanti.

È inutile dire che il terrore di apparire ridicoli, fragili, incapaci, etc. etc. non fa altro che esasperare l'ansia al punto da manifestare effettivamente alcuni suoi segni, come la voce rotta dall'ansia, la sudorazione, il tremore o il rossore. E ciò non fa altro che "confermare" alla persona che soffre di questo problema l'idea di apparire ridicoli e incapaci.

Alla fine si crea un vero e proprio circolo vizioso: la paura di esporsi rende ansiosi, l'ansia determina alcune conseguenze fisiche (sudorazione, rossore, tremori, etc.) che vengono vissute come la manifestazione del proprio problema. A questo punto la persona è semplicemente preoccupata di mostrare gli effetti dell'ansia.

Le preoccupazioni più diffuse sono quelle di non riuscire a parlare, di tremare, di sudare, di arrossire, di bloccarsi, di non riuscire a fare delle cose semplicissime davangi agli altri, apparendo ridicoli, goffi, incapaci.

Quando si è costretti ad esporsi a queste situazioni, generalmente emerge intensa ansia o persino un attacco di panico, e le sue manifestazioni vengono tipicamente interpretate dal soggetto come un grave handicap (incapacità di parlare, paralisi, amnesia, ipersensibilità) e associato alla convinzione di apparire inadeguati, ridicoli, deboli, diversi, fragili, insignificanti, infantili, incapaci.

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